Qualità, sostenibilità, aggregazione dell’offerta, contratti di filiera ed export.

Sono queste le sfide che dovrà sostenere l’ortofrutta, se vorrà rimanere sul mercato e non farsi schiacciare dalla concorrenza, anche estera. È quanto emerso dal convegno organizzato venerdì 9 marzo da Coldiretti Verona al Centro Congressi Direzionale Veronamercato alla presenza di numerosi imprenditori agricoli. Moderatore dell’incontro è stato Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona mentre le conclusioni sono state di Franca Castellani, vice presidente della Federazione scaligera.

Uno dei protagonisti dell’ortofrutta è rappresentato dal mercato ortofrutticolo. A tal proposito Paolo Merci, direttore di Veronamercato ha evidenziato:

“La movimentazione annua di merci nel nostro mercato è di oltre 430mila tonnellate di prodotti all’anno di cui il 18-20% di prodotti veronesi. Crediamo nel fenomeno aggregativo e nostra la struttura è impegnata in investimenti importanti per rendere il Centro agroalimentare sempre più competitivo”.

Alex Vantini, Delegato Provinciale Giovani Impresa Coldiretti Verona e frutticoltore ha ammesso che il settore dell’ortofrutta è in difficoltà e, al momento, con poca prospettiva per tutta una serie di problematiche: dalla volatilità dei prezzi alla concorrenza straniera fino all’export che nel 2018 ha segnato un valore negativo.

“Alla luce di questi scenari – ha precisato Vantini – è determinante la componente organizzata per promuovere l’ortofrutta. Il 48% della produzione ortofrutticola nazionale è veicolata attraverso le Organizzazioni dei produttori (Op) per cui se è vero che l’agricoltore fa fatica a lavorare in aggregazione e a livelli cooperativistici è vero anche che le Op non funzionano come dovrebbero. Credo che la giusta strada sia la valorizzazione dei prodotti e il collegamento delle produzioni ortofrutticole a quei valori del territorio, tradizione e biodiversità esclusiva tipica dell’Italia”.

Lorenzo Bazzana, responsabile del settore economico della Coldiretti nazionale ha evidenziato che:

Il 25% del Prodotto lordo vendibile di questo paese è rappresentato dall’ortofrutta. Abbiamo bisogno di esportare e abbiamo bisogno di mantenere il nostro mercato attraverso più canali”. La richiesta di ortofrutta biologica cresce più del totale alimentare ma il consumatore deve chiedersi da dove vengono i prodotti biologici e quindi leggere le etichette. “Teniamo conto – ha aggiunto Bazzana – che consumare ortofrutta italiana ha il suo perché, infatti il cibo italiano è il meno contaminato al mondo e l’Italia è al primo posto sulla sicurezza alimentare. Ad esempio, i residui di agrofarmaci nell’ortofrutta superiori ai limiti di legge sono appena lo 0,4% dei casi, dato inferiore di oltre quattro volte a quello pari all’1,2%  riscontrato  in media nell’UE  e oltre 12 volte inferiore al 4,7% dei paesi extracomunitari”.

Sul fronte dell’export Bazzana ha ricordato l’embargo russo che penalizza fortemente l’Italia, basti alle mele veronesi come le Granny Smith. Inoltre, ci sono paesi come la Spagna che ha avuto una crescita nell’export impressionante.

In 10 anni la Spagna è diventato il primo esportatore di ortofrutta in Europa, mentre l’Italia è rimasta al palo. Pensiamo alle pesche e nettarine. Sembra impensabile che i consumatori italiani acquistino questi frutti dalla Spagna e non quelli nostrani che possono essere consumati al giusto grado di maturazione, creando gravi danni alla peschicoltura anche veronese,. Ma forse nel passato sono stati fatti degli errori anche nella raccolta per cui ci siamo fatti sorpassare dagli spagnoli. Su un prodotto la Spagna non ci supera ed è la mela che noi esportiamo anche là perché su questa coltura c’è aggregazione. Anche il kiwi è una nostra produzione che va bene all’estero”.

I dati dimostrano che l’Italia può fare molto di più nelle esportazioni ma è anche vero che ci sono mercati extra Ue con cui da anni il nostro paese è in trattative mentre l’Europa concede molto di più l’apertura ai mercati. Un altro tema trattato è stato la comunicazione e la valorizzazione dei prodotti. “Ci hanno fatto credere – ha detto Bazzana – che le banane siano ricche di potassio tanto che la banana è il terzo frutto più consumato in Italia dopo mele e arance. In realtà il frutto che ha più potassio è il kiwi che si produce bene nel veronese. E così importiamo le banane che mangiamo più dei kiwi”.

“Abbiamo un ventaglio di possibilità – ha aggiunto – tra cui l’aggregazione che ha e ha avuto problemi ma che ci consente di portare le mele in Spagna e raggiungere mercati lontani. E poi c’è il rapporto con la grande distribuzione che è in difficoltà perché crescono i discount e la vendita online come Amazon”.

Bazzana si è soffermato sui contratti di filiera e sull’attività di Coldiretti. Per concludere tali contratti ci vogliono tre caratteristiche: coprire i costi di produzione, avere una durata pluriennale e l’esclusività dei soci Coldiretti.

A seguire Lorenzo Tosi di Agrea ha parlato di cimice asiatica, flagello per l’ortofrutta veronese, in relazione alla stagione.

“La novità – Ha detto Tosi – è che è arrivata in alcune zone dell’Italia una piccola vespa che è un parassitoide molto efficace. Infatti in Cina controlla la cimice. Vedremo se arriverà anche qui e se sarà efficace. In questo periodo le cimici stanno uscendo dai ricoveri invernali per andare verso le colture. E’ un buon momento per controllare e iniziare a individuare la presenza dell’insetto alieno sulle produzioni per concentrare la difesa”. Tosi ha poi spiegato poi le azioni da mettere in campo nei prossimi mesi per la difesa dalla cimice asiatica.

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