Un tesoretto di fattorie sociali è già iscritto all’albo regionale mentre un potenziale crescente sul territorio esprime la vocazione per l’economia solidale. I corsi di formazione di Coldiretti lo confermano in termini di partecipazione. Oggi a Verona in Camera di Commercio, agricoltori, tecnici e responsabili legali si sono confrontati sulla materia.

“Nel formulare la prima legge sull’agricoltura sociale, la Regione Veneto  ha intuito la necessità di disciplinare il settore e riconoscere il ruolo strategico della azienda agricola per il wellfare – ha detto in apertura dei lavori il presidente di Coldiretti Veneto Daniele Salvagno –  A distanza di qualche anno occorre un ulteriore sforzo da parte del legislatore per dare un profilo professionale agli operatori agricoli che scelgono l’integrazione e la terapia per sostenere l’inserimento lavorativo di emarginati o disagiati. Prevedere nella normativa socio sanitaria l’offerta delle fattorie sociali è lo snodo che può portare al successo una normativa ancora pioniera in Italia”.

Carmelo Troccoli, Direttore Fondazione Campagna Amica, ha evidenziato che tante imprese agricole fanno da tempo agricoltura sociale senza saperlo o senza conoscere la normativa e le opportunità economiche a loro destinate.

“Dobbiamo rendere riconoscibili le aziende agricole che si occupano di agricoltura sociale anche attraverso un marchio etico della Fondazione Campagna Amica”.

Un aiuto a questa nuova forma di agricoltura arriva dal Decreto Ministeriale, illustrato da Mario Giuseppe Paolucci, Servizio Autonomie Territoriali Coldiretti e Gianfranco Calabria, Responsabile del Servizio Autonomie Territoriali. Il decreto indica la strada a tutte le istituzioni pubbliche locali su nuove competenze e campi di applicazione per poter meglio esprimere la capacità multifunzionale dell’impresa.  JacopoTestoni del Dipartimento Agroalimentare Regione Veneto ha delineato lo stato dell’arte dell’elenco delle fattorie sociali e le vicissitudini per il conseguimento dei titoli per intraprendere questo mestiere.

La burocrazia non ha scoraggiato i numerosi progetti di sviluppo aziendale nella modalità solidale e le tante testimonianze dalla platea lo hanno sottolineato. Creatività e lettura dei bisogni caratterizzano le idee: dalla scuola di campagna anti bullismo all’agrinido, dalla casa della tenerezza all’accoglienza degli ipovedenti, all’impegno lavorativo per persone con disabilità mentale.

Nella famiglia rurale l’accoglienza e l’integrazione non è un fatto straordinario. Nell’ambito aziendale c’è spazio per l’anziano, per il figlio in difficoltà e il principio della cura per il prossimo è insito nella quotidianità. Un patrimonio di valori spontaneo che trova nell’ospitalità in campagna disabili, carcerati e malati psichici ed emarginati un’attività naturale. Il lavoro dei campi e l’impegno delle fasi di semina, raccolta, trasformazione dei prodotti coinvolge in eguale misura tutti, senza differenze.

Questa dimensione piace a genitori e assistenti che cercano nell’offerta sanitaria anche la possibilità di sperimentare l’agricoltura come soluzione alternativa ai centri specializzati sfruttando agrinidi, ospizi green, orti didattici, ludoteche, giardini terapeutici e tanto altro messo a disposizione.

“Coldiretti nell’istituire una rete nazionale – ha detto Roberto Moncalvo della Giunta Confederale – crede in questa frontiera tanto da aver lavorato per la miglioria dei provvedimenti. Difficile armonizzare testi e documenti in base all’avanguardia della realtà rurale. E’ indubbio il servizio prestato dalle fattorie come modello tradizionale che si espone in versione innovativa. Per questo l’intervento deve essere politico, costruito in una visione aperta, nell’ottica di creazione di nuova occupazione, di strutture alternative verso una sicura competitiva aziendale.

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